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OSSERVAZIONI sulla FLORA
Poco dopo il rifugio Fonteghi, abbiamo avuto la possibilità di osservare un’alternanza tra boschi e prati, e
quest’ultimi non sono naturali ma sono stati modificati dall’intervento dell’uomo. I boschi erano costituiti principalmente di faggio ma anche di abete rosso, con un numero ristretto di individui di abete bianco, acero di monte. Proseguendo il nostro cammino, abbiamo potuto vedere il colchico che fiorisce proprio in autunno. Esso è una pianta velenosa, è costituito da un fiore di colore rosa e la “stranezza” che lo contraddistingue, è la mancanza di foglie in questa stagione. Le foglie sono presenti in primavera, e le sostanze prodotte da questa pianta sono accumulate in un bulbo sotterraneo, che in autunno svolge la funzione di nutrire il fiore. Sempre nei dintorni ma anche in altri posti, abbiamo avvistato l’acconito vulparia, che è una pianta tossica sia per gli animali sia per l’uomo e abbiamo notato che è caratterizzata da foglie ramificate. Ha la capacità di diffondersi in vari luoghi perché non viene mangiata dagli animali, visto che è velenosa e così la quantità di questa specie aumenta e si espande. Contrariamente a quello che ci aspettavamo, anche a 1200 m, in una zona di bosco, abbiamo trovato un nocciolo, che si trova principalmente a quote inferiori (circa 1000 m) e di solito tende ad occupare prati abbandonati. Ciò è accaduto perché il nocciolo potrebbe essere stato piantato dall’uomo o potrebbe essere stato trasportato lì dagli animali. Abbiamo visto che questo arbusto è formato da foglie arrotondate e pelose, a margine seghettato e apice appuntito. Pur non essendo un albero propriamente tipico e diffuso nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, abbiamo trovato un albero di ciliegio, caratterizzato da un tronco avente delle striature orizzontali. La spiegazione di come mai questo albero fosse presente all’interno del parco, potrebbe essere perché è stato piantato dall’uomo o perché è capitato lì attraverso la disseminazione. Con questa tecnica, i semi, grazie a robusti rivestimenti, non sono digeriti dagli animali e, dopo essere passati indenni attraverso l’intestino, si diffondono nell’ambiente tramite gli escrementi. | |||||||||||
A cura di Sara Zanatta
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