Definizione: mancata repressione, con violenza fisica o con altri mezzi, di opinioni ritenute false, o di comportamenti ritenuti dannosi o comunque sbagliati; questo termine viene oggi usato per indicare autorità politiche o anche singole persone che si astengano dal penalizzare, anche solamente con un giudizio sfavorevole, opinioni e comportamenti difformi dai propri.
Originariamente l'uso di questo termine era legato al dibattito sulla repressione del dissenso religioso nell'Europa della riforma protestante (secc.XVI-XVII): si parla così di tolleranza religiosa.
La riforma, dando luogo a una proliferazione di confessioni religiose, creò una situazione in cui il problema della tolleranza (e dell' intolleranza) si poneva con grande urgenza come problema politico: i sovrani si trovarono contro intere comunità religiose assoggettate al loro potere politico ma dissenzienti per quanto riguarda la materia religiosa. Queste comunità perseguitate e molti pensatori indipendenti rivendicarono la tolleranza religiosa usando diversi argomenti che vennero più volte ripresi.
| 1) Argomento etico : | nato in ambienti umanistici e usato anche da Locke(soprattutto nella prima Lettera sulla tolleranza, 1689): |
| - la persecuzione è violenta e quindi si oppone direttamente alla carità cristiana; | |
| - la tolleranza è un corollario del dovere della fraternità. | |
| 2) Argomento relativistico: | di origine chiaramente libertina, è alla base del moderno uso del termine tolleranza: |
| -come non si è in grado di giustificare la verità assoluta delle proprie credenze, cosi non si è autorizzati a bollare come errori le opinioni diverse dalla propria. Questa è l'argomentazione più usata da Locke, specialmente nella terza lettera per la tolleranza,1692: | |
| - in campo religioso è possibile solo la convinzione soggettiva, ma non una certezza paragonabile a quella che si raggiunge nelle scienze; ciò è provato dal fatto che opinioni opposte sono sostenute con pari abbondanza di argomenti; | |
| la verità in nome della quale si perseguita il dissenso è sempre la verità di qualcuno; l'evidenza con cui il persecutore ritiene che essa gli si manifesti non può che essere soggettiva; |
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