RAGIONE (da ratio, reri = calcolare, pensare)
Lucrezio e Cicerone traducevano con il termine "ratio" i vocaboli greci LOGOS,DIANOIA,NOESIS.
Logos = parola, discorso, pensiero.
Dianoia = attività conoscitiva, discorsiva.
Noesis = conoscenza intellettiva, apprendimento immediato, sapere intuitivo.
Ragione: disposizione naturale dell'uomo,indipendente da ogni rivelazione.
Ragione come luce: capacità della ragione di illuminare, guidare in modo autonomo le azioni e i giudizi dell' uomo; guida del genere umano.
Indipendenza e autonomia della ragione si affermano tramite l'esercizio della critica e la ricerca di risultati concreti.
Ragione critica: perchè rinuncia ad ogni principio di autorità (sia filosofico, sia religioso che sociale)
Ragione strumentale: perchè si presenta come strumento funzionale alla soluzione di problemi concreti.
Ragione funzionale e operativa: riflessione volta all'AZIONE , al mutamento. Ragione che intende esplorare ogni campo del reale come se si trattasse di un fatto scientifico.Ragione che rifiuta ogni metafisica e si rifà all'esperienza.
Dimensione pedagogica della ragione: mettere a disposizione di tutti le nuove conquiste della ragione per estenderla al maggior numero di persone.
Uso pubblico della ragione: mettere a confronto le opinioni, verificarle attraverso un dibattito pubblico.
Finitezza della ragione : Il concetto di ragione limitata è tipico dell' empirismo: l' elemento produttore del limite è dentro la ragione stessa (concetto tipico del '700 e di alcuni autori-Locke, Hume, Kant-). La ragione non può ricavare da sè idee e principi: deve ricavarli dall' esperienza. "L'esperienza fornisce alla ragione le idee semplici; la ragione le combina e le ordina formando idee complesse e ragionamenti " (J.Locke, in "Filosofi e filosofie nella storia 2", Abbagnano-Fornero, p. 295) .Quest' idea viene ribadita anche da David Hume che sostiene che "la sola base solida per la scienza dell'uomo deve essere l'esperienza e l' osservazione". Anzi, Hume giunge addirittura a conclusioni scettiche: l'esperienza non è in grado di fondare la piena validità della conoscenza la quale, ricondotta nei suoi limiti, non è certa ma soltanto probabile.
BURKE (1729-1797)
Irlandese di nascita, conservatore moderato, aperto e "liberale", Burke è sostenitore della libertà ( a favore della libertà di parola e di stampa ) e progressista riguardo al problema della tolleranza religiosa ( ma esclude gli atei ).Egli, però, è contrario al radicalismo politico .Vede, infatti,come superiore quel sistema che, sulla base dei suoi immanenti principi, può essere modificato e perfezionato nel funzionamento senza che ne vengano scalfiti i fondamenti.Burke utilizza la costituzione britannica come punto privilegiato di riferimento nei confronti di altre forme di governo.
Egli ritiene che la ragione sia solo una parte della natura umana e forse neppure quella principale o decisiva per i destini degli individui o delle nazioni. La ragione deve essere umile e concreta, capace di convivere armonicamente con le altre forze della natura umana; essa è sufficiente e non ingannevole.
Per Burke la libertà non è illimitata e i diritti devono essere proporzionali ai meriti : infatti egli è contrario all'egalitarismo che considera come un ritorno allo stato di natura.
Bisogna diffidare dell'uomo idealizzato, razionalizzato o meccanico e accettare l'uomo così com'è.
RIFLESSIONI DI BURKE SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE
Burke ritiene che la Rivoluzione Francese non sia un movimento spontaneo del popolo nè nasca dai suoi reali bisogni, ma un evento radicato nel pensiero, frutto della filosofia barbara e meccanica. Filosofia che non ha più il senso dei limiti del potere umano, che ha dimenticato e banalizzato l'estrema complessità della natura umana razionalizzando ogni cosa. Essa pretende di illuminare il mondo con la guida della ragione e finisce per oscurare forze che costituiscono la natura umana. Gli illuministi, secondo Burke, rifiutano un determinato concetto di ragione : quello di ragione concreta. La ragione dei Lumi è onnilivellante, intende cancellare elementi di disturbo (sentimento, tradizione, senso della continuità e dell'appartenenza storiche, percezione dell'autorità), rinnega la storia e parte da zero; essa propone la libertà ma poi è violenta, dispotica, dittatoriale, ed è per questo che Burke la considera astratta. Burke non accetta la radicale unilateralità del concetto di ragione che si è sviluppato nell'Illuminismo e il principio su cui si basa l'evento rivoluzionario secondo cui nulla può essere costruito senza far "tabula rasa" dell'esistente.
LA PAROLA A BURKE
"Fare una rivoluzione è una misura che prima fronte richiede una giustificazione. Fare una rivoluzione significa sovvertire l'antico ordinamento del proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni per giustificare un così violento procedimento."
"Passando dai princìpi che hanno creato e cementato questa costituzione all'Assemblea nazionale, che deve apparire e agire come potere sovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibile potere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo un organismo senza leggi fondamentali , senza massime stabilite, senza norme di procedura rispettate, che niente può vincolare a un sistema qualsiasi."
(da "Le 'Riflessioni' di Burke e il dibattito sulle matrici filosofiche della Rivoluzione Francese" , Marco Ravera, ed. Paravia)