OPERE KANTIANE

- Critica della ragion pura

- Critica della ragion pratica

- Critica del giudizio

- Scritti precritici

 

GLI SCRITTI PRECRITICI

Per scritti precritici intendiamo quelli che precedono le tre Critiche, costituenti il frutto più maturo della speculazione kantiana. E' di capitale importanza notare che Kant esordisce come cultore della scienza fisica, anzitutto perché questo sarà il problema fondamentale della prima Critica, e poi perché si comprende meglio come Kant fosse, così, già avviato a superare le due tendenze, allora in contrasto sul terreno filosofico, dell'empirismo e del razionalismo. Di carattere scientifico, infatti, sono la maggior parte dei suoi primi scritti, a cominciare dai Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive (1746). In quest'ultima opera è notevole l'affermazione (nel § 19) che la metafisica, come molte altre scienze, deve anch'essa tenersi nei limiti di una conoscenza ben fondata.

Nonostante l'interesse che Kant ha portato sempre alle particolari questioni scientifiche, è tuttavia fuori di ogni dubbio che l'interesse in lui prevalente era per il problema stesso della scienza, e perciò della metafisica, la quale, nella sua mente, doveva essere rinnovata in modo da diventare veramente "scienza dei principi": scienza dei principi generali per una conoscenza scientificamente fondata. Questa tendenza a concepire la metafisica come, quasi, una "fisica superiore", era, del resto, una tendenza comune ai filosofi del tempo, che univano l'interesse per la scienza a quello puramente speculativo. L'intoppo per Kant, in questo periodo specialmente, ma sempre infine, è stata la mescolanza, che in quella metafisica avveniva comunemente, fra problema scientifico e problema morale: Kant, anche per la sua educazione religiosa, ripugnava a tale mescolanza, ma non vedeva la via d'uscirne. Di positivo, intanto, in questo periodo, c'è lo sforzo persistente di arrivare alla fondazione di una metafisica che, mentre vada incontro concretamente al problema della scienza, non comprometta la questione morale e religiosa, ossia la netta distinzione del mondo da Dio creatore.

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CRITICA DELLA RAGION PURA

 

La CRP uscì in prima edizione nel 1781, in seconda edizione nel 1787; generalmente è questa ancor oggi che viene adottata. Il tema principale della CRP è quello di dimostrare (contro lo scetticismo humiano) la validità del sapere scientifico, e, per questa via, in apparente accordo con Hume, la mancanza di fondamento scientifico della metafisica che pretendeva al titolo di scienza, anzi di scienza superiore alle altre scienze perché non ristretta nei limiti dell'esperienza. Il titolo dice, dunque, in primo luogo, che la Ragion pura, presente nell'uomo come facoltà superiore allo stesso intelletto, in quanto questo è, nel conoscere, limitato dal senso, si accinge a far l'esame dei fondamenti su cui riposa l'edificio della scienza, poiché, come si dice nell'Introduzione sin da principio, "non c'è dubbio che ogni nostra conoscenza comincia dall'esperienza", ma è altrettanto fuori di dubbio che la validità del nostro conoscere "non deriva tutta dall'esperienza".

Le domande essenziali che Kant di pone al riguardo sono tre:

a) com'è possibile la conoscenza scientifica?

b) quali sono i limiti della ragione?

c) è possibile una metafisica "scientifica"?

Per rispondere alla prima domanda occorre analizzare la differenza tra fisica e metafisica: nella prima la ragione è in contatto con l'esperienza, nella seconda no. Occorre qui tener presente che per Kant conoscere è giudicare, che è poi, aristotelicamente, attribuire un predicato ad un soggetto. La conclusione per Kant è che né l'Empirismo, né il Razionalismo sono quindi in grado di fondare una conoscenza scientifica. Infatti l'Empirismo cade nello scetticismo, in quanto nega la validità obbiettiva del sapere scientifico (le leggi); mentre il Razionalismo cade nel dogmatismo, in quanto si chiude in una sterile analisi concettuale.

                    La possibilità della scienza sarebbe data solo da giudizi che possedessero la necessità ed universalità dell'a priori e                       la ricchezza dell'a posteriori: da quei giudizi, cioè, che Kant chiama "sintetici a priori".

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CRITICA DELLA RAGION PRATICA

La CRP risponde all'interrogativo sulle possibilità della conoscenza e ne stabilisce l'ambito. Ma l'uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed è in ordine al suo comportamento che si rende necessaria un'altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa è la Critica della ragion pratica (CRP). Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontà di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale è frutto della decisione immediata dell'uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell'uomo in quanto uomo, che produce le norme di comportamento al di fuori della causalità deterministica del mondo sensibile. Non si tratta quindi di ragione empirica, condizionata dai fenomeni, ma di ragione incondizionata, che nella assoluta libertà stabilisce le norme di comportamento. L'uomo è concepito come soggetto morale che agisce con libera volontà. La ragione pratica riesce inoltre a dare consistenza a quelle idee trascendentali che la ragione teoretica riconosceva solo come apparenze problematiche. La ragione è qui detta "pratica" perché non riguarda più la conoscenza in quanto tale, ma l'azione o, almeno, la conoscenza per l'azione, cioè i principi a priori della vita morale.

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CRITICA DEL GIUDIZIO

Oltre l'esame della "ragion pura" (attività teorica, intelletto) e della "ragion pratica" (attività pratica, volontà), Kant introduce l'esame di una nuova facoltà: il sentimento. Shaftesbury, Hume, Rousseau e in genere gli empiristi e i Moralisti del '700 avevano portato la questione alla ribalta. Kant l'accetta e vede nel sentimento la facoltà intermedia tra l'attivtà teoretica e quella pratica. La prima ha come scopo la conoscenza; la seconda l'azione morale. Il sentimento dovrebbe congiungere entrambe le attività.

 

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