Il ruolo di schiavo, che si acquisisce solo in circostanze ben determinate e si trasmette di padre in figlio, si imprime nell'uomo come un marchio indelebile che lo relega in una condizione sociale inferiore, perlopiù misera. La schiavitù ha avuto una diffusione per lo più universale e ha raggiunto anche gli Stati Uniti d'America. Qui verso il XV secolo oltre allo schiavismo comincia a manifestarsi il razzismo che aggrava ulteriormente la piaga della schiavitù mentre la condizione della persona non è affatto migliorata; infatti benché continui ad essere considerata merce di scambio, lo schiavo degli Stati Uniti è ormai riconosciuto pienamente responsabile dei suoi atti dal punto di vista penale. Comincia frattanto a diffondersi il paternalismo che però non può certo compensare la rigida disciplina imposta nelle piantagioni né l'ignobile sfruttamento a vantaggio esclusivo del padrone, né il sadismo dei capisquadra o la brutalità' dei mercanti. A quell'epoca il movimento abolizionismo ha iniziato già' da tempo la lotta contro lo schiavismo. Ispirandosi alle idee filosofiche del XVIII secolo esso ha determinato durante tutto il corso del XIX secolo l'emanazione di innumerevoli divieti della tratta e l'emancipazione di un'enorme quantità di schiavi: Decreto della Convenzione del 1794, Divieto della tratta da parte di Francia e Gran Bretagna ( 1707-1715 ), Abolizione della schiavitù nei possedimenti inglesi ( 1833 ) e francesi (1848 ), Convenzioni internazionali sulla tratta, Emancipazione dei neri dagli Stati Uniti ( 1865 ) e Conferenze coloniali antischiavistiche ( 1885-1890 ). Se è stato difficile ottenere risultati definitivi ciò si spiega con la mancanza di adeguati mezzi di controllo, con la necessità di salvaguardare i rapporti con determinati stati e infine con l'estremo attaccamento di talune popolazioni all'istituto della schiavitù.