La rivoluzione francese

 

La rivoluzione francese fu un episodio centrale e decisivo di un periodo di straordinarie trasformazioni nella storia dell‘Europa che va dal 1760 al 1850 e che segna il passaggio dall’epoca moderna a quella contemporanea. Le guerre del XVIII secolo avevano prostrato le finanze degli stati europei; i re e i governi si trovarono nella necessità sia di aumentare le imposte alle classi già sovraccariche (popolo e borghesia) sia di estenderle ai ceti privilegiati (clero e nobiltà) che fino ad allora ne erano stati esenti. In Francia, inoltre, la partecipazione finanziaria alla rivoluzione americana aveva aggravato il debito dello stato. Sotto la pressione dell’aristocrazia, scoppiarono dappertutto tumulti; il re Luigi XVI e il ministro Loménie de Brienne convocarono per il maggio 1789 gli Stati Generali, che non erano stati convocati dal 1614. I lavori dell’assemblea portarono al successo politico del Terzo Stato, il quale si proclamò Assemblea Nazionale, successivamente trasformata (9 luglio) in Assemblea Nazionale Costituente. Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi si sollevò e si impadronì della Bastiglia, simbolo dell’assolutismo. Luigi XVI si recò a Parigi dove riconobbe la sovranità del popolo e l’esistenza della Guardia Nazionale, formata da borghesi, comandata da La Fayette. La presa della Bastiglia scatenò una irrefrenabile esplosione rivoluzionaria.

Alla rivoluzione del Terzo Stato nelle città per ottenere i privilegi politici, si unì impetuosa la rivolta contadina. Sotto la spinta degli avvenimenti, l’Assemblea Nazionale soppresse (4 agosto) i privilegi dell’antico regime e il 26 agosto fu votata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Al rifiuto del re di sanzionare il decreto, il popolo marciò su Versailles costringendo il re a tornare a Parigi con l’Assemblea Nazionale Costituente (5-6 ottobre 1789). Il lavori della Costituente furono influenzati dal club degli amici dell’89, portavoce della grande borghesia. La Costituente, ispirata alle idee di Montesquieu sulla separazione dei poteri e a quelle di Rousseau sulla sovranità popolare, sancì la separazione dei poteri, affidando il potere legislativo all’assemblea legislativa, il potere giudiziario ai giudici e quello esecutivo al re e ai suoi ministri. Il 12 luglio 1790 fu votata la Costituzione civile del clero che sopprimeva gli ordini religiosi e introduceva il principio elettivo nella nomina dei parroci e dei vescovi. Si faceva strada, intanto, il malcontento del popolo minuto (i sanculotti), che riteneva di non aver avuto alcun vantaggio dalla Rivoluzione. La fuga di Luigi XVI, arrestato a Varennes (20 giugno 1791), portò un colpo decisivo al prestigio della monarchia. Il 30 settembre 1791 l’assemblea costituente si sciolse per lasciare il posto all’Assemblea Legislativa.

Le elezioni per l’assemblea legislativa portarono alla ribalta una forte sinistra, capeggiata dai girondini che erano favorevoli a un programma di decisa democrazia politica. I girondini, contraddicendo al proclama di pace del 22 maggio 1790, dichiararono guerra all’Austria. Il 10 agosto 1792 il popolo parigino invase le Tuileries e massacrò le guardie svizzere: il Comune rivoluzionario sostituì la municipalità borghese. I girondini concedettero nuove elezioni a suffragio universale per una Convenzione Nazionale. La vittoria a Valmy dell’esercito rivoluzionario (20 settembre 1792) servì a placare per qualche tempo la tensione che era culminata con il massacro di migliaia di prigionieri politici (stragi di settembre). Il 21 settembre la Convenzione proclamò la Repubblica. La minaccia della prima coalizione europea, formatasi dopo l’esecuzione di Luigi XVI (21 gennaio 1793), il tradimento di Dumouriez, la rivolta vandeana e l’inflazione, che arricchiva i borghesi alle spalle del popolo minuto, provocarono l’espulsione della Convenzione dei girondini (2 giugno 1793) ed assegnarono il potere ai montagnardi. Votata la Costituzione dell’anno I della Repubblica, è emerso un Comitato di salute pubblica dominato da Robespierre. Le misure draconiane del Comitato salvarono la Rivoluzione. Ogni tentativo di ribellione fu stroncato dal Terrore, ogni sospetto controrivoluzionario venne ghigliottinato o mandato in carcere dal Tribunale rivoluzionario. Agli inizi del 1794 i pericoli più gravi erano ormai scongiurati. Robespierre, che godeva di poteri dittatoriali, fece ghigliottinare i maggiori oppositori, fra i quali Hébert e Danton. L’isolamento del comitato e l’avversione dei nuovi ricchi determinarono, il 9 termidoro(27 luglio ) 1794, alla caduta e la successiva esecuzione di Robespierre e dei suoi seguaci. I termidoriani abolirono tutte le leggi sociali e scatenarono il Terrore bianco.

Dopo l’approvazione della nuova Costituzione (dell’anno III), che aboliva il suffragio universale, un’insurrezione monarchica fu soffocata il 13 vendemmiale (30 agosto) 1795 dai cannoni del generale Bonaparte e il potere esecutivo fu affidato al Direttorio. Seguì un periodo di agitazioni di forze democratiche (congiura degli eguali) e monarchiche, che il Direttorio represse con l’aiuto dell’esercito. Infine il colpo di stato del generale Bonaparte il 18 brumaio dell’anno VII ( 9 novembre 1799) rovesciò il Direttorio e concluse la Rivoluzione Francese.

 

 

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