Guerra di successione austriaca

 

    Dalla pace di Vienna l’Austria non ottiene altro che di evitare l'inserimento del regno polacco nel sistema di alleanze della Francia, e si trova in difficoltà per la mancanza di un legittimo erede al trono imperiale, in quanto Carlo VI non ha figli maschi e la legge dell'Impero esclude che la sua Corona possa passare ad una donna.

    Per salvaguardare l'integrità territoriale dei domini degli Asburgo, Carlo VI ha emanato sin dal 1726 una Prammatica sanzione, cioè un decreto volto a sanzionare per ragioni di ordine pratico, e quindi in deroga soltanto temporanea alla legge dell'Impero la facoltà di sua figlia Maria Teresa di assumere la corona imperiale.

    Nel 1731, Carlo VI, pur di ottenere il riconoscimento ing1ese della Prammatica sanzione, ha accettato persino di sciogliere la Compagnia di Ostenda, composta da borghesi concorrenti degli Inglesi, sul piano commerciale, sacrificando ai suoi interessi dinastici quelli della borghesia belga.

    L’indebolimento austriaco in seguito alla guerra di successione polacca induce le potenze europee a negare valore alla Prammatica sanzione. Così, morto Carlo VI (1740), Francia, Spagna, Prussia, Sassonia, Baviera e regno di Sardegna non riconoscono Maria Teresa come imperatrice e scatenano la guerra di successione austriaca, con lo scopo di distruggere l’Impero e spartirsene i territori, lasciando agli Asburgo soltanto l'Austria propriamente detta.

    La Francia è l'elemento propulsivo della coalizione antiasburgica sul piano politico-diplomatico, mentre sul piano militare i maggiori successi vengono ottenuti, nei primi due anni di guerra, dal nuovo re di Prussia Federico II (1740-1786),che riesce ad occupare tutta la Slesia.

    Maria Teresa ha nel frattempo fatto appello all'Inghilterra, i cui interessi la spingono sempre più alla guerra. Fleury, preoccupato per questa evoluzione della politica inglese, mette in moto la diplomazia francese alla ricerca di un compromesso con l'Inghilterra, ma muore in quello stesso 1743, e Luigi XV, molto meno avveduto del defunto suo primo ministro, autorizza un attacco a fondo delle forze francesi, in collegamento con quelle bavaresi, nel territorio stesso dell'Austria.

    Il risultato è l'entrata in guerra dell'Inghilterra a fianco dell'Austria (1743). Il biennio 1744-'45 vede, tuttavia, nonostante l'intervento inglese, grandi vittorie militari della Francia. Infatti, un'armata franco-bavarese raggiunge Vienna e la conquista (1744), costringendo Maria Teresa a riparare a Budapest.

    Successivamente un contingente militare inglese, penetrato in territorio francese, viene annientato (1745), mentre un contingente stuardista, agli ordini del pretendente Carlo Edoardo Stuart (nipote di Giacomo II), riesce a sbarcare in Inghilterra e ad avvicinarsi a Londra.

    Decisivo, a questo punto, diviene il ruolo che giuoca il denaro inglese, che permette a Maria Teresa di armare un esercito ungherese e rende possibile il distacco dalla coalizione antiasburgica del regno di Sardegna (dietro promessa austriaca che il suo confine sarà portato al Ticino) e, soprattutto, della Prussia (dietro promessa che la Slesia rimarrà prussiana). Già alla fine del 1745 Maria Teresa può riconquistare Vienna.

    Nel 1746, un nuovo esercito austriaco, con denaro inglese, penetra dalla Lombardia in Liguria, assieme ad un esercito piemontese, passato a fianco dell’Austria (con il miraggio di annettersi la repubblica di Genova), e quindi gli Austro-Piemontesi invadono il territorio francese passando dal territorio ligure, mentre in Inghilterra il contingente stuardista è annientato in una grande battaglia.

    La Francia respinge poi gli invasori austro-piemontesi, anche perché a Genova una rivolta popolare caccia le forze austriache occupanti, ma gli scopi per cui è entrata in guerra sono ormai compromessi.

    Si giunge così, nel 1748, alla pace di Aquisgrana, con la quale l'Austria cede la Slesia alla Prussia e i distretti di Voghera e Vigevano al regno di Sardegna (in modo che questo raggiunge il confine del Ticino, pur dovendo rinunciare alla Liguria), ma salva, per il resto, l'integrità del proprio Impero.

 

 

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Tratto da M.Bontempelli e E.Bruni "Storia e Coscienza storica"   Trevisini Editore.