Caterina II di Russia
Tedesca di origine, imbevuta di cultura francese (segue soprattutto Voltaire e Montesquieu) , dal 1762 al 1796 prende il comando della Russia attuando, almeno nei primi tempi (fino alla rivolta di Pugatchef), i principi di uguaglianza, tolleranza, libertà e dignità umana. Nel 1767, infatti, istituisce una Commissione per la riforma del codice sulla base di Istruzioni da lei stessa compilate, riguardanti i su detti principi.
L'iniziale tolleranza di questa sovrana illuminata emerge, oltre che dalle Istruzioni (ispirate da "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria e da "Lesprit des lois" di Montesquieu) , anche da alcune sue lettere scritte per diverse occasioni.
Così Caterìna risponde al Santo Sinodo che l'ha informata del permesso dato dal governatore di Kazan per l'apertura di alcune moschee:
"Come Dio sopporta sulla terra tutte le confessioni, tutte le lingue, tutte le religioni, l'imperatrice, seguendo in questo la sua santa volontà e i suoi precetti, agisce nello stesso modo, chiedendo solamente che tra i suoi sudditi regnino sempre l'amore e la concordia ".
Scrive a Síevers (suo amico e consigliere) :
"Sapete meglio di qualsiasi altro quanto detesti la violenza. In ogni circostanza ho sempre preferito seguire la via della dolcezza e della moderazione ".
Nelle sue Istruzioni afferma:
" Auspico e desidero soltanto il bene di questo paese, in cui Dio mha collocata: Egli ne è testimone... libertà, anima di tutte le cose, dove tu non sei regna la morte ... Voglio che si obbedisca alle leggi ma non voglio schiavi . Vorrei veder tutti felici, ma odio il capriccio, le bizzarrie, la tirannia ".
Waliszewskì (storiografò dei 1961) riporta nel suo libro "Caterina II " questo passo delle Istruzioni:
"Avrete cura che al momento del passaggio di quelle province sotto il nostro scettro si ponga fine a tutte le oppressioni, vessazioni, ingiustizie, ruberie, delitti e, nelle orribili torture, a tutti i supplizi e le punizioni crudeli. In una parola, desideriamo che quelle province non siano soltanto sottomesse con la forza delle armi ma che vi applichiate a conquistare il cuore degli stessi abitanti al nostro impero mediante una forma di governo buona, ben ordinata, giusta, indulgente, dolce, giusta ed umana"
Ed aggiunge:
"Contemporaneamente Caterina spiegava cosa intendesse per forma di governo giusta e umana in una serie di paragrafi uno dei quali sanciva per i nuovi sudditi dell'impero il diritto di conservare le loro leggi i loro costumi nazionali e il privilegio di giurisdizione autonoma con l'uso della lingua."
Nella sezione riguardante la politica interna di Caterina riferisce:
<<Gli appelli al sentimento, al patriottismo, allumanità, allamore del prossimo si riscontrano ovunque." I ricchi non devono opprimere i poveri ", "Lamore della patria è un mezzo per prevenire i crimini". Innumerevoli le massime di questo genere. [...] Per quanto concerne in particolare la scottante questione della schiavitù possiamo leggervi le seguenti massime: "Lesistenza simultanea di una schiavitù personale e reale è un grande abuso... Ogni uomo ha il diritto di avere di che nutrirsi e vestirsi conformemente al suo stato: il tutto fissato dalla legge... Le leggi debbono provvedere a che i servi non siano abbandonati a se stessi nella vecchiaia e nelle malattie... Le punizioni inflitte ai servi dai loro padroni dovrebbero sussistere in virtù di un diritto di giurisdizione e non di un diritto di proprietà... La condizione dei contadini potrebbe essrere regolata da leggi che diano loro il mezzo dacquistare la libertà...">>